Network Address Translation: un abominio

P.S: Scusatemi se non sono stato molto preciso in alcuni dettagli ma non sono proprio espertissimo, eventualmente mandatemi un feedback che aggiusto l’articolo.

Gli indirizzi IPv4 sono scarsi. Agli albori di internet 2^32 indirizzi possibili sembravano una infinità. Ad oggi la ICANN (la società no-profit che si occupa di gestire indirizzi e regole ufficiali di Internet) ha esaurito tutti i “blocchi” di indirizzi IP assegnabili alle autorità “regionali” delle varie zone del pianeta. Questo ed altri motivi hanno condotto alla creazione di un nuovo standard, IPv6, che permette l’utilizzo di 2^128 indirizzi, che per svariati motivi sono stati calcolati come sufficienti per parecchio tempo.
Il processo di migrazione, già iniziato ufficialmente nel 2008, proseguirà per alcuni anni probabilmente e già da tanti anni si utilizzano due tecniche per ovviare al problema che alcune persone ritengono comode, ma io voglio mostrarvi quanto siano brutte, intefficenti e contro gli standard.

Già dagli anni 90′ però molte persone si erano accorte di questo problema ed è stato inventato il NAT (Network Address Translation).

Il NAT puro consiste nella semplice traduzione di indirizzi IPv4 da una classe di indirizzi privati a una classe di indirizzi pubblici e viceversa.
Supponiamo ad esempio di avere un gateway/router con due interfacce: una verso Internet e una verso una rete locale LAN che utilizza indirizzi IPv4 privati. Supponiamo di avere 10 computer nella LAN e 10 indirizzi IP disponibili sul router. Il NAT ci permette di fare un assegnamento IP Pubblico <-> IP privato. Quindi modificando la configurazione del router (e non dei computer) possiamo cambiare gli indirizzi pubblici di ciascun computer.
Questo può essere utile in qualche caso, ad esempio se abbiamo molti computer, pochi dei quali sono però accesi contemporaneamente. Allora possiamo tenere meno indirizzi IP pubblici rispetto al numero di computer nella LAN e utilizzare gli indirizzi a rotazione. Utile ma neanche tanto.

Quello che oramai da anni e anni va invece molto più di moda è il NAPT (Network Address and Port  Translation).

Il NAPT funziona in questo modo: supponiamo di avere una rete sempre con un router centrale che da un lato ha Internet e dall’altro una rete locale. Supponiamo adesso di avere un solo IP pubblico sul router e 10 computer nella rete locale. Come facciamo a far uscire i 10 computer su internet? Ammettiamo che ciascun computer vuole inviare/ricevere pacchetti TCP e UDP. Ciascun pacchetto TCP e UDP è caratterizzato da due numeri di “porta”, una porta sorgente ed una porta destinazione. La porta sorgente è un identificatore per capire da quale applicazione della macchina che invia il pacchetto si è originata la connessione, mentre la porta destinazione identifica il processo da contattare sulla macchina di destinazione, che provvederà a mandare le risposte alla porta sorgente del mittente.
Per riuscire a far funzionare tutto, il NAPT guarda la porta sorgente del pacchetto TCP che vuole instaurare la connessione verso un host di Internet e controlla le porte sorgenti libere relative all’indirizzo IP pubblico che ha a disposizione. Il router sceglie quindi una porta sorgente libera per il suo ip pubblico e in una tabella si segna: “il computer della rete locale con indirizzo ip privato x.y.z.w ha stabilito una connessione verso un host remoto e tutti i pacchetti con porta sorgente X che mi arrivano da lui devo sostituirli con la mia porta sorgente Y”. Ovviamente questo procedimento verrà fatto anche al contrario quando il router riceverà dei pacchetti di risposta. In questo modo l’accrocchio funziona e si riesce a utilizzare un solo indirizzo IPv4 per far collegare molti host in rete.
Il NAPT può anche essere effettuato mettendo più di un indirizzo IP sul router che utilizzamo, di modo da aumentare il numero di connessioni contemporanee, come vedremo dopo.

Sebbene questo sistema permetta in un certo senso di risolvere il problema della scarsità di indirizzi IPv4, molti nella comunità di Internet lo considerano un vero e proprio abominio. Ecco alcune delle obiezioni:

8 Motivi per cui il NAPT non andrebbe utilizzato:

  1. NAPT viola la più importante regola di stratificazione dei protocolli, secondo la quale un protocollo di livello k non dovrebbe fare nessuna assunzione riguardo a protocolli di livello k+1. Un router normalmente dovrebbe solo prendere i pacchetti IP che arrivano ed instradarli, invece con il NAPT deve anche andare a controllare il carico del pacchetto IP per verificare il numero di porta, cosa che non dovrebbe fare per le regole sulla stratificazione dei protocolli. Questo causa inoltre overhead non previsto su un apparato che dovrebbe solo instradare e invece deve iniziare anche a tenere traccia di tutte le connessioni che lo attraversano
  2. NAPT viola il modello gerarchico di IP, che afferma che ogni macchina collegata in rete è identificata in modo univoco a livello mondiale da un indirizzo IP.
  3. I processi su Internet non sono obbligati ad utilizzare TCP e UDP. Se un utente dietro ad una NAT decide di utilizzare un diverso protocollo di livello 4 non potrà funzionare, perchè il NAPT si basa sull’idea di controllare i numeri di porta, che in alcuni protocolli di livello 4 potrebbero non esistere. ICMP, il protocollo per il controllo del funzionamento di IP e per la diagnostica di rete, non utilizza numeri di porta ed è stato necessario implementare nei router che fanno il NAPT dei particolari workaround per permettere di inviare e ricevere i pacchetti correttamente. Questo ovviamente è tutto altro carico sulle spalle del router.
  4. Il numero di connessioni contemporanee diminuisce. Poichè il router del NAPT deve allocare una delle sue porte sorgente per ciascuna connessione, essendo le porte utilizzabili 2^16 (in realtà le prime 4096 sono riservate ad usi speciali), non possiamo avere più di 61440 connessioni contemporanee per ogni indirizzo IP pubblico utilizzato dal router. Possono sembrare una valanga ma se usiamo un solo ip per la rete di una azienda o una università e magari qualcuno inizia a fare port-scanning o altre brutte cose che consumano un sacco di connessioni, il router satura subito le porte libere. Se abbiamo 614 computer dietro il nat, ciascuno potrà fare circa 100 connessioni contemporanee, dopo di che il NAPT non ha più numeri di porta liberi.
  5. NAPT trasforma Internet da una rete ad assenza di connessione, in un tipo di rete orientata alle connessioni, perchè il dispositivo NAPT deve conservare le informazioni relative ad ogni connessione che lo attraversa. Se un dispositivo NAPT si blocca e la sua tabella di mappatura si perde, tutte le sue connessioni TCP/UDP verranno distrutte. In assenza di NAPT, i guasti ai router non hanno effetto su TCP/UDP, perchè il processo di ritrasmissione si attiva dopo il timeout di alcuni secondi.
  6. Solitamente ogni host collegato su internet può effettuare delle connessioni a dei server, oppure esporre dei propri servizi alla rete e permettere ad altri di collegarvisi. Purtroppo con l’introduzione del NAPT, se ad esempio nella rete locale ci sono due host con server web sulla porta 80, non è possibile esporre entrambi quei servizi sullo stesso indirizzo sulla stessa porta 80, quindi l’unica soluzione possibile (quando viene manualmente abilitata con il così detto Port Forwarding), è di assegnare due porte distinte dell’indirizzo pubblico ai due servizi dietro al NAPT, quindi ad esempio la porta 80 per uno dei due server web e la porta 81 per l’altro. Così facendo ovviamente il servizi che i vari host della rete locale possono esporre si riduce notevolemente. Se poi teniamo conto che gli stessi numeri di porta devono anche essere usati come porte sorgenti per le connessioni in uscita, la situazione è sempre peggiore.
  7. Molti protocolli a livello applicativo, tra cui DCC e il notissimo FTP (in modalità attiva) fanno uso degli indirizzi IP degli host da cui si originano le connessioni all’interno dei messaggi scambiati a livello applicativo per avvertire il server a cui si collegano di inviare i dati da scaricare su una certa porta del client. Il NAPT non sa nulla di tutto questo e il risultato è che questi protocolli non sono più in grado di funzionare perché i server FTP tentano di inviare i dati a porte sul router NAPT che non è a conoscenza di questa operazione in corso e non permette il passaggio. Su alcuni router sono stati implementati dei meccanismi per intercettare il traffico a livello applicativo di questi protocolli e sbloccare le porte in ingresso per mettergli di funzionare. Questo è ancora più grave del primo punto perché con questo problema il router non deve solo andare a vedere il livello protocollare 4, ma addirittura anche i dati sul livello 7. Questo genera un overhead esagerato sulle operazioni di cui deve tenere traccia il povero router.
  8. Il NAPT non permette di mantenere connessioni aperte in stato idle. Spesso può capitare di dover tenere una connessione aperta dove non passa neanche un bit per settimane. TCP supporta questa cosa senza problemi ma il NAPT avendo pochi numeri di porta sorgente a disposizione non può permettersi di “sprecarli” per connessioni che non fanno nulla, quindi quando non viene rilevata attività per un po’ di tempo in molte implementazioni di NAPT si è obbligati a cancellare dalla tabella del NAPT la connessione. La cosa peggiore di questa cosa è che i due host credono di essere ancora collegati tra loro, perché il NAPT non avvisa nè mittente nè destinatario che ha cancellato la riga nella tabella, quindi il client che ha aperto la connessione non vedrà nessun dato arrivargli anche se il server ha tentato di inviarli senza ricevere risposta.

Il mito del NAT come firewall

Non dobbiamo nascondere che molto spesso, il NAPT, per come funziona, viene sfruttato impropriamente come meccanismo di firewalling. Ad esempio immaginiamo una rete di una università. Vogliamo evitare che la gente accenda server SMTP per iniziare attività di spamming o altre cose simili, come evitare che gente possa esporre servizi su internet ma possa allo stesso tempo collegarsi? Beh facciamo un bel NAPT. Questa è una porcheria bella e buona, specialmente quando viene fatta su reti relativamente piccole dove ci possono essere abbastanza indirizzi pubblici per tutti senza problemi. Il NAPT non serve a quello, per bloccare le connessioni in ingresso si possono utilizzare regole di firewalling sui router per non permettere a host di Internet di stabilire connessioni verso la rete locale con una cosa del genere con iptables:

echo 1 > /proc/sys/net/ipv4/ip_forward

iptables -P FORWARD DROP

iptables -A FORWARD -i eth1 -o eth0 -j ACCEPT #Permettiamo a tutto di uscire dalla interfaccia della rete locale ad internet

iptables -A FORWARD -i eth0 -o eth1 -m state –state RELATED,ESTABLISHED -j ACCEPT

Con queste 4 righe in realtà comunque il router deve andare a tenere conto di alcuni dettagli sul livello 4, ma è sempre meglio di usare il NAPT, per gli altri motivi sopra citati.

Alcune persone provano una falsa sensazione di sicurezza stando dietro al proprio NAPT, pensando di essere al sicuro. In realtà si sbagliano di grosso.

  • Su alcuni router “casalinghi” molto economici, dove viene implementato il NAPT, può succedere per vari motivi che quando arriva un pacchetto da internet, con IP sorgente spoofato (modificato da un attaccante) per essere nella classe degli indirizzi privati (ad esempio arriva un pacchetto UDP con sorgente 192.168.0.1), il router non si interessa del fatto che il pacchetto arriva dall’interfaccia “sbagliata” (cioè quella verso Internet e non quella della rete locale), ma invece lo guarda e lo instrada nella rete locale. Ovviamente poi le risposte non torneranno indietro all’attaccante, ma con questo metodo si può già iniziare a tentare qualche attacco. Se non sbaglio diversi anni fa con questo metodo si riusciva ad attaccare un sistema di RPC su Windows e quindi con una serie di meccanismi ad ottenere anche delle risposte e quindi attaccare completamente la macchina bucando il NAT.
  • Su altri router, vengono abilitati dei moduli particolari (presenti anche come moduli di iptables per il kernel Linux) per permettere a FTP, DCC e altri protcolli citati prima di funzionare. Questo è certamente un bene ma espone anche dei problemi di sicurezza perché con attacchi particolari è possibile sfruttuare questi meccanismi per aprire arbitrariamente delle porte del NAPT verso una porta di un host della rete locale. Ad esempio preparando una particolare pagina web e facendola visitare ad un utente ignaro, è possibile instaurare una finta connessione IRC sopra HTTP e quindi fare una richiesta DCC e sbloccare una porta in ingresso. Questo metodo viene mostrato tra altre cose in questo video.

Talk su Nginx

In occasione del Linux Day 2011 a Milano, ho tenuto un breve talk sul server web Nginx. Nel caso qualcuno stesse cercando le slides, le ho caricate anche qua:
http://otacon22.files.wordpress.com/2011/10/nginx.pdf

Giappone 2011

Ed eccomi tornato dalla terra del sol levante. Avevo promesso un aggiornamento periodico durante il viaggio, ma non ho mai avuto tempo e voglia per prepararlo. Avevo semplicemente iniziato la stesura di questo articolo e poi l’ho lasciato in bozza per un po’.
Anche riguardo alle foto ne ho fatte pochissime, perché ho pensato di vivere la vacanza con un po’ più di relax, dopo la sessione d’esami mostruosa che ho passato :)

L’arrivo

Il viaggio aereo è stato molto stancante questa volta perché ho dormito veramente poco.
Sono atterrato Sabato 30 Luglio di prima mattina a Narita (成田), da dove mi sono spostato in direzione del mio appartamento a Kameido (亀戸). Appena arrivato mi sono procurato la carta ricaricabile Suica all’ufficio JR dell’aereoporto. Ho tentato di spiegare che volevo un abbonamento Okachimachi <-> Kameido ma mi hanno fatto una normale ricaricabile senza abbonamento.
Da Narita non ho preso il Narita express perché risultava più costoso e scomodo. Sono invece andato in direzione di Chiba con la linea Sobu rapida e poi ho proseguito per  Kinshicho (a seconda degli orari ci sono treni che necessitano di scendere a Chiba per cambiare o altri che proseguono). Da kinshicho sono “tornato indietro” di una fermata con la linea Sobu local ed ero a Kameido. In totale ho impiegato circa 1 ora e ho speso intorno ai 1500-2000¥ se non mi ricordo male. Tuttavia devo dire che girare con il valigione su quel tipo di treno non è proprio il massimo e ho dovuto farmi da parte e continuare a spostare la valigia.

C’è stato un po’ di casino all’hotel dove alloggio perché il check-in era alle 15 e io alle 9:00 ero già arrivato. Allora ho lasciato la valigia e sono andato a fare un giro (anche per mangiare) a Shinjuku. Ero molto stanco e non vedevo l’ora di andare a letto nella mia stanza, alle 15 infatti sono tornato subito per riposarmi. Più tardi dopo cena sono andato a letto presto (stanchissimo ancora dal volo) e mi sono svegliato intorno alle 3 di mattina.

I terremoti

Intorno alle 3:50 di Domenica 31 Luglio c’è stato un terremoto (chiaramente avvertibile, anche perché ero al 9° piano). Niente di tragico fortunatamente. Si trattava di un terremoto con epicentro al largo della prefettura di Fukushima di intensità 6.4 all’epicentro. Qua è stato avvertito ad una intensità 4 circa (vi ricordo che la scala è logaritmica). Ha oscillato parecchio il lampadario e ho subito acceso la tv dove sulla NHK (tv di stato giapponese) c’era già l’allerta e le notizie in diretta mentre ancora stavo sentendo il terremoto. Anche nei giorni seguenti ci sono stati dei leggeri terremoti (sempre con epicentro a nord di Tokyo) ma sempre nessun grosso pericolo. Da allora e nei giorni successivi ho sempre fatto riferimento al sito web della Japan Meteorological Agency per informazioni.

Molti mi hanno chiesto “Ma non sei preoccupato per i terremoti? Non ci sono segni visibili del terremoto dell’ 11 Marzo a Tokyo?” La risposta ad entrambe queste domande è no.

I terremoti sono pericolosi però nell’aera urbana di Tokyo e anche altrove gli edifici sono tutti a norma e non ho saputo di nessun edificio crollato a Tokyo l’11 Marzo ma solo di danni parziali. Ho sentito invece di tanta gente (che magari abitava molto in alto) a cui si sono rotti tutti i piatti, alcuni mobili, televisori, monitor del pc e altro durante l’11 Marzo. Uno dei pochi segni chiaramente evidenti dell’11 Marzo a Tokyo penso sia l’antenna della Tokyo Tower che si è lievemente stortata. La situazione in altre prefetture a nord più colpite è diversa ovviamente.
Il Giappone del resto è sempre stato caratterizzato da una intensa attività sismica per motivi geologici. In un museo qua a Ryogoku avevo visto di come Tokyo fosse stata molto tempo fa completamente distrutta a causa di terremoti e conseguenti incendi. Questo è “servito” a sensibilizzare i giapponesi al problema sismico già dall’antichità fino ad oggi, motivo per cui gli edifici vengono rigorosamente costruiti a norma antisismica.
C’è anche da dire però che fino ad adesso non ci sono stati terremoti forti con epicentro molto vicino a Tokyo. In quel caso anche gli edifici a norma potrebbero non essere sufficienti.

Qualcosa di nuovo

Tornando al mio viaggio: nei primi giorni ho fatto pochi giri e sempre in posti più o meno già visti, più che altro perché ancora stanchissimo dal volo aereo.
Uno dei posti nuovi dove sono stato è l’Ebisu Garden Place. Si tratta di una piccola zona di negozi tra alcuni grattacieli. Ci si arriva facilmente seguendo delle indicazioni partendo dalla stazione di Ebisu (Yamanote line).È una sorta di città nella città, un’area con una piazza e dei negozi tra due grattacieli. Un punto che mi sono preoccupato di fotografare è la “Marionette Clock Square”, famosa piazza che si vede nel drama Hana yori dango, punto dove i due protagonisti Tsukushi e Doumyouji si incontrano. Vicino a questa piazza c’è anche un museo e la sede della birra Ebisu della Sapporo.
Nella mia guida turistica ho letto che Ebisu dovrebbe essere una zona famosa anche per la cucina, però non ho visto molti ristoranti, probabilmente ho guardato nella zona sbagliata.

Un weekend sono anche passato a Nikko, posto abbastanza famoso a Nord di Tokyo, con magnifici templi e paesaggi. Trovate qualche foto sul mio album picasa.

Il 13-14 Agosto sono andato a Kyoto in treno (shinkansen) per incontrare degli amici e poi sono andato a Nagoya per incontrare degli amici della mia famiglia.
Lo shinkansen è stato parecchio costoso, ma decisamente comodo; senza contare che l’incontro con gli amici a Kyoto è valso decisamente il viaggio ^^
Ogni volta che si va fuori Tokyo si respira sempre un’aria diversa e c’è una atmosfera più tranquilla. È stato un peccato non passare qualche giorno fuori Tokyo.

Sono passato un paio di volte ad Akihabara anche. Qualche nuovo negozio ma niente di straordinario.
Come forse avrete letto, l’edificio di Radio Kaikan è stato chiuso per essere ristrutturato (non era a norma antisismica) ed è chiuso da alcune settimane se ho capito bene. Comunque quasi tutti i negozi che c’erano dentro sono stati spostati (temporaneamente?) nell’edificio a fianco, che era già stato preparato l’anno scorso apposta a quanto pare.

Il clima è stato parecchio fresco quando sono arrivato gli ultimi due giorni di Agosto. Poi però ha gradualmente iniziato il tipico caldo estivo nel giro di una settimana. I condizionatori nei negozi sono già accesi come al solito.

Riguardo ai consumi energetici

Come certamente saprete, in seguito all’arresto della centrale di Fukushima ci sono stati diversi problemi, tra cui quello della mancanza di energia elettrica. Infatti la centrale di Fukushima è una di quelle che serviva buona parte dell’energia utilizzata nell’area urbana di Tokyo. Vi ricordo in proposito che Tokyo è una delle aree metropolitane più vaste del mondo, di consumi energetici ce ne sono parecchi.
Subito dopo l’arresto della centrale la società che la gestisce, la TEPCO (Tokyo Electric Power Company) ha iniziato una serie di blackout a rotazione di diverse aree della prefettura di Tokyo (e anche altrove) per tentare di non arrestare del tutto la fornitura di energia elettrica. In seguito il governo ha iniziato una grande compagna chiedendo aiuto a tutti i cittadini per ridurre i consumi per aiutare a risolvere il problema e intanto TEPCO si è organizzata per deviare corrente da altre centrali e incrementarne l’attività.
Grazie allo sforzo di tutti i blackout sono cessati e le attività quotidiane (almeno qui) sono tornate alla normalità.
In moltissime stazioni (se non in tutte), alcune macchinette automatiche dei biglietti, alcune scale mobili e alcuni tornelli di uscita elettronici sono stati spenti per aiutare a ridurre i consumi. Anche in treno a volte durante le giornate di sole vengono spente le luci al neon all’interno che sono superflue.
Gli impiegati in molti uffici governativi e non,  hanno iniziato a venire vestiti più “casual” senza la solita giacca e cravatta, di modo da poter tenere i condizionatori a temperatura un po’ più alta e risparmiare energia.
Penso sia molto interessante vedere come il popolo (a dispetto di quello che potrebbe accadere altrove) si sia subito adattato al problema e abbia iniziato a prendere le contromisure. Poche settimane dopo gli annunci sul risparmio energetico erano già in commercio condizionatori appositamente studiati per ridurre i consumi, macchinette delle bibite per le stazioni a basso consumo, alcune scale mobili di centri commerciali spente e così via.
La TEPCO dovrebbe completare a giorni una nuova centrale fotovoltaica che aiuterà (seppur poco) a risolvere il problema energetico.
Ogni giorno in televisione, anche più volte al giorno, compare un grafico che mostra i consumi attuali in watt e quelli dell’anno scorso e si vede chiaramente che c’è un po’ di risparmio, che evita di saturare la potenza massima erogabile. Compare anche una percentuale che indica quanta potenza è attualmente consumata rispetto al massimo disponibile. Intorno a ferragosto, a causa del grande caldo, abbiamo superato il 90%. Se si dovesse superare il 100% sarà necessario riniziare i blackout a rotazione.
Oltre a questo, ogni tanto si sente passare delle camionette (non so se della polizia o altro) che con un megafono annunciano in tutti i quartieri di alzare i condizionatori e ridurre i consumi.

Comunque secondo me il risparmio energetico anche se sta funzionando, potrebbe essere incrementato: ho visto alcune scale mobili inutili accese all’interno di centri commerciali. In molti posti continua ad esserci aria condizionata esageratamente bassa e ancora troppe luci accese all’esterno di alcuni locali la sera. Molti negozi di grandi catene hanno tutta una serie di interessi per attirare clienti e se ne fregano un po’ del risparmio energetico.

Radiazioni e cibo contaminato

Essere qua nonostante la tragedia dell’11 Marzo e la centrale di Fukushima è un po’ dura ma gli effetti non si fanno sentire ancora a Tokyo. Una della cose che veramente preoccupa è la contaminazione del cibo. Nonostante tutti gli sforzi che la TEPCO fa ogni giorno per tentare di ridurre i problemi alla centrale, parecchio materiale radioattivo si continua a liberare.
Restando ad almeno ~80 Km dalla centrale non si subisce nessun effetto di possibili radiazioni. Tokyo è a ~300 Km da Fukushima e attualmente i livelli di radioattività di Tokyo sono inferiori a quelli di Roma.. I livelli di radioattività vengono monitorati da tantissimi privati che li pubblicano su internet (ad esempio ci sono diversi stream su ustream.tv), poi c’è anche la via “ufficiale” per verificare i livelli di radioattività che è questo sito (sito web dell’istituto per la salute pubblica). Tuttavia vicino al limite dell’area “pericolosa” di Fukushima e anche in altri punti ci sono allevamenti e campi coltivati. Inutile dire che molti sono contaminati.
Non molti giorni fa il governo ha iniziato una campagna in cui ha messo al bando tutta la carne proveniente da quella zona, procedendo con accurati controlli ai mercati della carne. Le misure prese dal governo sono state così rigide che anche allevamenti probabilmente non contaminati sono forse stati inclusi nel bando e per questo ci sono state delle lamentele.
Anche il riso e la soia potrebbero essere a rischio. Diversi giorni fa qualcuno ha messo su youtube un video che mostra livelli di radioattività anomali in semi di soia comprati in un negozio specializzato. Anche questo ha generato lunghe discussioni e ha contribuito ad aumentare ancora di più i controlli del governo. Ogni giorno in televisione si vedono video di ispezioni in fabbriche dove viene impacchettata frutta e verdura, campi di riso etc etc..
Del mare non si è ancora parlato molto a quanto pare, ho letto che nonostante le contaminazioni l’oceano ha una fortissima capacità di assorbire e “diluire” abbastanza le sostanze radioattive. Controlli anche sul pesce sono comunque attivi.
In questi giorni la TEPCO ha iniziato a costruire una struttura per isolare la centrale ed evitare ulteriori contaminazioni del mare e dell’aria.

Turisti

Mi è stato chiesto da diverse persone com’è la situazione turisti: ce ne sono?
Sì, certamente, ma neanche poi tanto. Girando ad Akihabara, Ueno, Shinjuku, Asakusa etc lo si nota che c’è un po’ meno attività turistica. Nella mia scuola di giapponese per stranieri alcune classi sono meno piene del solito penso. Sono l’unico italiano della scuola, gli americani che di solito sono parecchi, quest’anno sono meno. I taiwanesi non sembrano essere diminuiti molto. Comunque da qui a dire che l’attività turistica è drasticamente diminuita c’è di mezzo il mare.

Non mi viene in mente di altre cose nello specifico da raccontare, lasciatemi delle domande nei commenti se volete e risponderò volentieri. Eventualmente farò un altro post.

Non c’è due senza tre!

Hehe, vi aspettavate un post tecnico eh? E invece sorpresina! Anche quest’estate torno a Tokyo per tre settimane!
Sarò ancora come l’anno scorso in una scuola per stranieri a studiare giapponese.
Avendo proseguito lo studio della lingua giapponese dall’estate scorsa fino ad ora, penso che questa volta vivrò meglio le lezioni e imparerò ancora di più.

Ci sono poi diverse persone che ho conosciuto su internet che non vedo l’ora di incontrare, anche per fare pratica di quello che studio!

Metterò come al solito dei post riassuntivi, magari ogni 2-3 giorni al posto che ogni giorno come l’anno scorso!

Se doveste avere richieste particolari riguardo a video di qualche zona di Tokyo (o anche Kyoto dato che forse ci passerò) o altro, avvertitemi!

さよなら!

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