Viaggio in Giappone – Agosto 2009

Agosto 5, 2009 di otacon22

Come già annunciato prima, stavo organizzando un viaggio in Giappone con un tour organizzato, e così è stato.

Giorno 0 – Viaggio

Sono partito il 2 Agosto dall’aereoporto di Milano Malpensa dopo essere stato accompagnato dai genitori verso le 8:00. Il volo per raggiungere Tokyo, anche visto il poco tempo antecedente della prenotazone, era con scalo a Helsinki. Tutto il volo lo ho prenotato con la FINN Air, la compagnia di trasporto aereo finlandese. Dopo essere partito da Malpensa ho raggiunto Helsinki in poche ore. Il tutto ovviamente accompagnato da un minimo uso di portatile a bordo :)

L’album completo delle foto fatte da me in Giappone (sono circa 500 foto) si trova come al solito sul mio spazio web su piacasa.

Anche in aereo..

Anche in aereo..

Dopo essere arrivato nell’affollato (relativamente) aereoporto di Helsinki, ho proceduto per spostarmi verso il gate del mio volo da Helsinki a Tokyo. Il volo era molto ricco di Giapponesi che tornavano a casa, più che da stranieri. Eppure c’è da dire che quei pochi stranieri erano in maggioranza italiani (nonostante le mie aspettative). Il volo è stato abbastanza confortevole nonostante la sua durata, anche perché c’era un sistema di intrattenimento personale su ciascun sedile (per vedere film, mappa gps, musica, radio, tv etc..); e anche perché il sedile al fianco al mio era libero, il che è stato ottimo. Nonostante le 4-5 ore di “buio” (finestrini chiusi) mentre eravamo sopra la Russia, ho dormito solo 1-2 ore al massimo. La cena in aereo era composta da varie pietanze di cui alcune con aspetto orientale.

Varie cose

Varie cose

Giorno 1 – Tokyo (Shinjuku)

Appena arrivato a Tokyo ho, forse stranamente, ritirato la valigia perfettamente in orario; senza neanche attendere un minuto. Dopo la valigia è stato il momento del controllo di immigrazione, in cui ho dovuto compilare un lungo foglio in cui dichiaravo di non importare nulla di valore in Giappone, e quindi non essere sottoposto a nessun tipo di tasse. Insieme alla consegna di questo foglio hanno anche fatto appoggiare gli indici della mano sinistra e destra sopra una macchina, che ha registrato le impronte digitali e ha anche scattato una foto. In questo modo il governo Giapponese controlla (molto adeguatamente, e anni luce rispetto all’Italia) l’immigrazione. Uscito nel reparto degli arrivi (stranamente ancora tutto in perfetto orario), ho incontrato una assistente giapponese che parlava inglese, che mi ha dato biglietti per l’autobus, di modo da andare in hotel. In realtà non era chiaro se e come venissi trasportato in hotel. Alla fine si è “scoperto” che dovevo solo ricevere i biglietti e l’indicazione di dove si trovava la fermata. Uscito dall’aereoporto di Tokyo mi sono trovato a una fermata di questo autobus. Dato che il mio era più tardi sono rimasto qualche decina di minuti ad attendere fuori. Nello stare fuori ho visto quello di cui tanto avevo sentito parlare: la puntualità assoluta e sempre perfetta che c’è qua. Infatti stavo guardando dei pullman che tipo partivano alle 10.00 per andare verso il centro di Tokyo quando ho notato alcune cose.

Tokyo Nara Airport

Tokyo Nara Airport

Le persone lasciavano il bagaglio a un facchino, che provvedeva ad etichettarlo. All’arrivo dell’autobus alle 9.55:00 tutti salivano e alle 10.00:00, non un secondo prima nè un secondo dopo, partiva il pullman. La cosa mi ha lasciato stupito, soprattutto per contrasto ai nostri servizi schifosi, specialmente con i pullman, in Italia. Dopo aver eseguito la stessa “cerimonia” per salire in autobus mi sono trovato quasi da solo sopra. Pochi minuti dopo l’autobus si è però fermato ad un altro ingresso dell’aereoporto dove è diventato quasi pieno, anche di italiani. Sul mio volo erano pochissimi gli italiani, quelli che sono saliti sull’autobus si è poi scoperto essere quasi tutti compagni del mio tour. Andando verso l’hotel ho avuto modo di vedere un po’ di “paesaggio” periferico di Tokyo; infatti l’aereoporto dista dal centro della metropoli circa 60 km. Questi 60 km vengono persorsi su una ottima e veloce autostrada.

Dopo alcune fermate nel centro di Tokyo, siamo arrivati all’ingresso del mio hotel: il Keio Plaza Hotel, situato di fronte al palazzo della prefettura di Tokyo. Entrambi sono grattaceli piuttosto vistosi. Il mio hotel è di circa 45 piani e la mia camera era al 27° piano.

Keio plaza hotel

Keio plaza hotel

Dalla mia camera c’era una visuale molto suggestiva della città e del palazzo della prefettura di Tokyo.

Tokyo Metropolitan Government Building

Tokyo Metropolitan Government Building

Arrivati in hotel verso le 12.00 tutti gli italiani e gli altri passeggeri del pullman hanno tentato di fare il check-in in hotel, inutilmente. Dopo aver chiesto, richiesto e stra-chiesto ci hanno detto di tornare verso le 13.00. Mentre si discuteva eccetera, ho incontrato due ragazzi italiani, che ho scoperto che stavano facendo sempre il mio stesso tour. Visto il fatto che in viaggio ero da solo e anche il fatto che avevano l’aria da otaku ho subito domandato di aggregarmi. Ci ho azzeccato. Erano infatti due otaku intorno ai 25 anni (anche se entrambi ne dimostravano molti meno): Marco e Matteo. Dopo aver parlato assieme qualche minuto abbiamo deciso (in attesa del check-in) di fare un giro nella zona dell’hotel, ovvero il quartiere di Shinjuku. L’ ‘impatto appena usciti dall’hotel è stato veramente forte, e probabilmente non lo è più stato simile fino alla fine del tour. Una sorta di sublime dinamico, la consapevolezza di essere piccoli e insignificanti con a fianco dei palazzoni di 50 piani che bucano il cielo.

C’è da dire che tantissima influenza (almeno per me) nel viaggio è stata quella di aver visto Neon Genesis Evangelion (cartone animato giapponese di Hideki Hanno, ambientato in un futuro post-apocalittico), in cui spesso si rappresentano scene di vita quotidiana dei personaggi nella fantascientificia città di Tokyo 3: una sorta di “nuova” ricostruzione di tokyo dopo un disastro planetario. Il solo fatto di girare tra le vie piene di semafori di Shinjuku, con il sottofondo delle cicale è stato sufficiente per ricordarmi ogni dettaglio identico a ciò che già conoscevo dai vari cartoni animati.

A questo proposito vorrei fare una parentesi: durante il tour ho sentito alcune persone, già di una certa età, parlare del modo di noi ragazzi di vedere questo paese solo in relazione ai manga e agli anime, come se guardassimo in modo superficiale tutto. La mia risposta è “dipende”. La stessa parola “manga” è stata inventata da uno dei pittori del movimento artistico giapponese Ukio-e ed infatti i manga hanno subito fortissima influenza dalla pittura giapponese (tanto è vero che in alcuni casi è facile confondere un disegno di un fumetto antico con una stampa di Hokusai). La pittura è stata influenzata dalla cultura giapponese. Infine va ricordato che i manga e gli anime (derivati dai manga praticamente) hanno in Giappone, diversamente che in Italia, una grandissima importanza sociale. A questo proposito basti dire che sono letti/visti sia da teenager come anche da cinquantenni. Per quanto riguarda le condizioni meteo sono state in linea di massima “buone”. Il clima giapponese è un clima molto temperato, con estati calde e umide ed inverni freddi e ricchi di neve. La temperatura era intorno ai 25-30 °C seppur con una quantità di umidità che avrebbe mandato fuori scala un misuratore di umidità qualunque. Facendo un giro per le prime vie in prossimità dell’hotel ho subito adocchiato le famose macchinette delle bibite e/o quelle delle sigarette disseminate per strada. Nelle vie più popolose se ne trovano anche ogni 100 metri. Quando ci siamo fermati per vedere un po’ che c’era abbiamo notato una strana bibita: si trattava di una lattina di fanta all’uva ( eh?!!). Strano ma vero, comunque era ottima, un po’ dolciastra ma veramente ottima. A parte questo altre stranezze tipo una bibita chiamata Acquarius (che però non è l’acquarius che pensiamo noi) e le solite pepsi/coca cola.

Marco che si beve una lattina di fanta alluva

Marco che si beve una lattina di fanta all'uva

Mentre tornavamo in hotel per ritentare il check-in abbiamo intravisto un parchetto, e ci siamo quindi entrati. Quì ho fatto anche un breve video che ho poi messo su youtube, all’unico scopo di far sentire il rumore *assordante* delle cicale. Dopo un brevissimo giro un questo tipico pachetto metropolitano (che si chiamava a proposito Shinjuku central park) siamo tornati in hotel. Qua inizialmente ci è stato detto di tornare più tardi poi, insistendo, siamo riusciti ad ottenere le chiavi delle camere (chiavi tipo-rfid). L’hotel è comunque tutto su stile moderno, con gabinetti super tecnologici (che come ha detto qualcuno sembra che ci voglia la password per tirare l’acqua) e ascensori superveloci, che iniziano a frenare 3 piani prima del piano di arrivo, il che denota a sufficienza la loro velocità. Quando abbiamo finito di sistemare le valigie un minimo, siamo subito usciti nuovamente nel centro di Shinjuku, addentrandoci più verso la parte dei negozi. Qua siamo entrati nelle sale gochi giapponesi, negozi di elettronica, di videogiochi e di pachinko. A questo proposito va illustrato un minimo come si presentava l’ambiente, perchè è solo apparentemente simile a quello che ci si immagina.

Shinjuku, area dei negozi

Shinjuku, area dei negozi

Le sale giochi sono delle “tane”, dei locali relativamente piccoli, scuri e abbastanza affollati, dove si trova aria condizionata a tutta manetta (ma questo quasi in tutti i negozi) e anche la possibilità per i giocatori di fumare (con anche portacenere vicino a ciascun cabinet da gioco). Dentro si trovano dai giochi più classici (metal slug, street fighter, tetris) fino alle ultime novità (tekken 6 in anteprima da provare), passando per giochi strani tipo giochi dove si appoggiano carte su stile magic su un tavolo intereattivo, oppure una batteria elettronica.

Tekken 6

Tekken 6

Poi c’è il pachinko. Il pachinko è il gioco d’azzardo nazionale in giappone. Si giocano di solito minimo 1000 ¥ (7-8 euro) e vengono date un tot di palline. Le palline si inseriscono in questa macchina, che lavora in modo simile a un flipper, ma in verticale. Le palline cadono dall’ alto e incontrano alcuni chiodi e leve che possono essere spostate con una opportuna manopola. Facendo entrare un grand numero di palline in un buco al centro del gioco compare su uno schermo una specie di “altro gioco” che viene innescato a seconda del numero di palline che entrano. Moltissime persone, dai 18 ai 98 anni giocano a questio gioco. I locali in cui sono entrato di pachinko erano tutti colmi di un rumore assordante del tipo da non poter parlare a più di 10 cm di distanza. In realtà non sono sicuro che si vinca denaro, sò che spesso si vincono dei vari gadget, buoni o altre cose. Spesso si dice che questi locali siano gestiti dalli Yakuza, la mafia giapponese. Spesso agli ingressi ci sono ragazze in costume o uomini urlanti qualcosa, mentre distribuiscono fazzolettini (per aiutarti a sopportare il caldo), con sopra la pubblicità del locale. Per strani motivi non è possibile fotografare l’interno di alcuni di questi locali.

Pachinko con i personaggi di Evangelion

Pachinko con i personaggi di Evangelion

Per quanto riguarda i negozi di elettronica c’è da dire che sicuramente si trovano cose che da noi devono uscire magari tra mesi e mesi, come ad esempio una telecamera hd piatta che ho visto in vari negozi. I prezzi dovrebbero essere più bassi, ma questo “risparmio” viene colmato dall’alto costo della vita giapponese, arrivando a dei prezzi quasi identici ai nostri. In alcuni casi ho provato a vedere prezzi più alti dei nostri di parecchio (una pianola che da noi costa meno o anche il mio stesso portatile eeepc), in altri molto più bassi (iPhone a 35€, però con necessità di contratto con il gestore giapponese della telefonia e quindi di essere residenti in Giappone). Tornati in hotel verso le 16.00 abbiamo incontrato la nostra guida del tour “Aia”, se così si scrive, che ci ha comunicato i vari orari e informazioni per il resto del viaggio. Dopo questo ennesimo ritorno in hotel siamo andati nuovamente in centro insieme però anche ad altre tre persone: Daniele, Laura e Gunther. Daniele è un venezuelano quasi cinquantenne, in viaggio da solo come me, uno che ama viaggiare in tanti posti. Laura e Gunther (soprannominato da poi poi anche Godzilla) sono marito e moglie che abitano nei pressi di Lecco, che sono venuti in vacanza. Quindi tutti e sei siamo andati in centro, anche per cercare dove mangiare. Infatti io, Marco e Matteo avevamo anche saltato il pranzo, senza contare la stanchezza di tutti dopo quasi due giorni interi senza dormire (per il volo e il fuso-orario). Dopo un breve giro abbiamo ritrovato un piccolo locale che avevamo adocchiato nel primo pomeriggio: un piccolo ristorante di ramen. Infatti avevo già proposto nel pomeriggio di mangiare qualcosa di giapponese. Essendo però stanchi eccetera non ho pensato al sushi ma al ramen, gli spaghetti giapponesi in brodo di soia, con a parte un po’ di riso e carne. Il locale dove siamo stati era molto spoglio e con pochi piatti. Questo perchè probabilmente era un locale da impiegati e lavoratori, non certo da turisti. Comunque il ramen veramente ottimo. Una particolarità di molti locali giapponesi è quella di far pagare il piatto non ad una cassa ma ad una macchinetta dove si inseriscono i soldi e vengono rilasciati dei “ticket”, che poi si danno al cameriere al bancone.

Un piatto di ramen con riso e carne a parte, quasi finiti di mangiare

Un piatto di ramen con riso e carne a parte, quasi finiti di mangiare

Fusi dopo il viaggio in serata siamo andati a fare un giro sempre nella stessa zona e poi di corsa a dormire.

Shinjuku by night

Shinjuku by night

Giorno 2 – Tokyo (Harajuku, palazzo imperiale, Asakusa)

Appena arrivati in Giappone sembra di essere dei supereroi e di non sentire l’effetto del fuso-orario ed essersi completamente adatattati. Questo supereroe decade la mattina del giorno dopo XD. Infatti mi sono svegliato intorno alle cinque di mattina (anche perchè ero andato a letto piuttosto presto). A quell’ora la città era coperta da nuvole molto basse, che non facevano intravedere la cima del palazzone di fronte a camera mia. Oltre alle nuvole basse sono stato attirato dal suono di alcune sirene, pare che qualcuno si fosse sentito male, perché in strada sotto l’hotel c’era una ambulanza.

La prima visita la abbiamo fatta alla Tokyo Tower, la torre rossa che si trova verso il centro della città. Dopo averla raggiunta in autobus siamo saliti con un ascensore sempre su stile super-veloce, con anche interessanti lucine colorate per intrattenere i passeggeri.

Non siamo arrivati al livello più alto, ma abbastanza in alto per poter vedere il panorama della zona metropolitana più grande del mondo. Dalla torre la guida ci ha mostrato i vari quartieri vicini; vederli tutti è probabilmente impossibile, vista la vastità della zona. Teoricamente in giornate molto limpide (veramente molto però), è possibile anche vedere il monte Fuji. In realtà quando siamo andati noi la mattina stava piovviginando leggermente.

La cosa era strana, infatti il periodo delle piogge finisce con il mese di Luglio in Giappone solitamente, però quest’anno c’è stata ancora qualche pioggerella a Agosto. Niente di forte per fortuna, probabilmente effetto del riscaldamento globale, che ha sconvolto l’equilibrio delle correnti d’aria e d’acqua. Dopo la torre di Tokyo siamo andati alla piazza del palazzo imperiale. Questa è forse una delle poche zone di Tokyo non coperta da edifici (eccetto per i parchi già presenti). Qua c’è la residenza dell’imperatore. All’interno del palazzo non è permesso entrare, e fuori c’è un grosso portone con dele guardie su stile inglese (che fanno anche il cambio della guardia etc…).

Oltre alle guardie le mura del palazzo sono protette da un corso d’acqua, su cui c’è il ponte che fa accedere appunto al palazzo. Il giardino di fronte è caratterizzato da parecchie piante con rami con andamento sinuoso, ovviamente forzati ad essere così, non certo per natura. Questa caratteristica di voler dare questa forma agli alberi è infatti tipica giapponese. Dopo il palazzo imperiale siamo andati al tempio di Kannon ad Asakusa e abbiamo visitato un piccolo bazaar vicino.

Il pranzo è stato in un tipico ristorante giapponese, sempre nella stessa zona, dove abbiamo mangiato spiedini di tanti tipi (pesce, carne, verdure) più un classico accompagnamento di zuppa di miso e riso. Sempre risate per chi non sa usare le bacchette.
Nel pomeriggio siamo passati nel quartiere di Harajuku, un quartiere di Tokyo dove ci sono tantissimi negozi di abbigliamento e di vari gadget, principalmente per giovani. Questa è stata per noi una delle zone più “popolate” che abbiamo visitato a Tokyo. Dopo aver fatto qualche giro sulla via principale ci siamo addentrati in una via piccola e stretta. La guida continuava a insistere dicendo che quella era na via frequentata da tutti i giovani. In effetti aveva ragione, a parte ad Akihabara, solo lì abbiamo visto così tanti ragazzi e ragazze tra i 15 e i 25 anni.

Finita la vietta affollata dovevamo tornare teoricamente in hotel. La guida aveva l’obbligo di riportarci in hotel, anche se il nostro gruppo voleva andare a Shibuya (altra zona molto ricca di negozi ed affollata). La guida ha allora iniziato a digitare roba sul telefono, chiamare, fare biglietti, richiamare ancora e intanto tutti attorno che chiedevano e non si capiva nulla. È andata a finire che tutto il gruppo di italiani con la guida (50 persone circa) erano fermi davanti alla stazione di Harajuku all’ora di punta! È stato in questa occasione che ho provato per la prima volta in maledetto tè freddo giapponese delle macchinette. Morto dal caldo afoso che provoca tantissimo sudore anche stando fermi, ho pensato bene di prendere qualcosa di fresco da bere. Arrivato di fronte ad una macchinetta con Marco e Matteo ho cercato qualcosa di buono. C’era un tè freddo, allora ho messo 100 yen e lo ho comprato. Appena l’ho preso anche gli altri lo hanno preso. Come potevo immaginare il gusto? Hahaha. È stata una sorpresa. Quel maledetto tè (sia maledetto anche chi lo ha inventato) ha lo stesso sapore di un copertone di camion bruciato e affumicato per qualche mese insieme a pop-corn bruciati. Questo forse descrive bene il gusto. Poco dopo averlo sputato (sia io che gli altri pazzi che lo hanno preso come me), è arrivato Daniele dicendo che lui aveva avvertito di non prenderlo. Praticamente nel nostro hotel c’è anche tra i vari 5 o 6 ristoranti, un piccolo super-market aperto quasi sempre. Daniele ci ha raccontato di essere andato la sera prima a prendere un pacchetto di patatine ai gamberi, molto salate. Dopo averle finite però aveva sete, così è tornato per prendere qualcosa. Laura, senza sapere cosa fosse gli ha consigliato di comprare QUEL tè. Lui fidandosi è andato in camera, ha messo in tè in freezer per raffreddarlo per bene e poi lo ha tirato fuori per berselo mentre guardava la tv. Non immaginando il sapore si è riempito la bocca di quella bevanda per rinfrescarsi. Ha raccontato poi di averla istantaneamente rigettata, purtroppo in direzione della TV, e che quindi poi ha dovuto passare il tempo seguente a maledire quel tè e a pulire la camera. XDD Tornando alla cronaca della giornata c’è solo da dire che abbiamo fatto un giro nella zona di Shibuya e poi in un grande magazzino, in altri negozi e infine siamo andati a mangiare da Burgher king per rilassarci.

Sulla strada abbiamo incontrato anche delle ragazze vestite da geishe e, come in altre occasioni, ci siamo fermati per una foto.

Giorno 3 – Akihabara (+ Ueno)

Nel nostro tour organizzato da JTB (Japan Travel Bureau Corp) c’era anche la possibilità di fare il terzo giorno un tour guidato a Nikko oppure lasciare l’intera giornata libera. Quando ancora dovevo arrivare in Giappone già stavo pensando di dedicare quel giorno a visitare il quartiere di Kichijoji (il quartiere delle scuole che c’è nel manga/anime GTO) e/o Akihabara (la famosa electric city, strapiena di negozi di elettronica ma anche manga e videogiochi).

Dopo aver discusso durante i gorni precedenti, abbiamo deciso di dividerci: io e Marco siamo andati tutta la giornata ad Akihabara, mentre Matteo, Daniele, Gunther e Laura sono andati a fare il tour guidato nella zona di Nikko.

Cercando su Wikipedia la parola Otaku si ottengono alcune definizioni, parole e modi per riconoscerli; quasi sempre però c’è anche l’indicazione di Akihabara, il luogo indicato da tutti come di “ritrovo” per gli otaku.

Io e Marco siamo partiti la mattina verso le 7-8 per andare in quella zona, prendendo il treno (linea JR gialla da Shinjuku a Akihabara).
I treni, come i pullman e gli altri mezzi di trasporto giapponesi, sono precisi al millesimo di secondo e sono anche comodi da usare. L’unico problema che un europeo può incontrare sui treni (parlo della linea JR che è l’unica che ho provato oltre allo Shinkansen) è fare il biglietto. Non ci sono persone che rilasciano biglietti. Esistono solo macchinette automatiche. Le macchinette non sono difficili da usare, ci sono anche le indicazioni in inglese. La macchinetta rilascia però quasi solo biglietti a tratte. Ad esempio andare da Shinjuku ad Akihabara può costare 230 Yen mentre per estendere fino a Ueno costa invece 250 Yen, allora si paga a seconda della distanza. Per calcolare il prezzo ci sono fuori dei grandi cartelli con tutte le stazioni dove puoi andare e il costo che hai per ciascuna. Il problema è che i nomi delle stazioni su questa mega mappa sono quasi sempre in kanji, l’alfabeto a ideogrammi giapponese. Risulta quindi spesso complicato riuscire a capire qual’è la fermata e si finisce per chiedere a qualcuno che passa oppure a qualche “controllore” alle macchinette timbratrici all’uscita.

Chiedere un’informazione a un giapponese è un atto quasi di scortesia. I giapponesi sono un popolo con una cultura che li porta sempre ad essere gentili e non creare mai intralcio agli altri. Se fate una domanda a un giapponese e lui non capisce o non sà rispondere si trova in grande difficoltà. Questo perché da una parte lui non sà rispondere e in realtà neanche vuole, però il suo forte senso del dovere gli dice che è obbligato a rispondere. Allora si ritrova in una specie di stallo, in cui comincia a grattarsi la testa, a indicare posti vaghi, poi ad annullare l’indicazione appena data, eccetera.

Parlando ancora del treno vanno dette alcune cose. Il treno in Giappone è quasi come una metro, specialmente nelle zone interne a Tokyo. Una volta fatto il biglietto lo si inserisce in una macchinetta all’ingresso che lo risucchia e lo restituisce immediatamente. Si arriva quindi ad una banchina di attesa dove spaccando il minuto arriva il treno, con diverse indicazioni anche sonore. Una volta saliti ci sono diversi schermi luminosi dove si alterna su una cartina virtuale nomi in giapponese e in inglese di tutte le stazioni in cui si arriva e il tempo mancante per le successive. In treno moltissimi giapponesi dormono durante il viaggio e si svegliano quasi programmati appena arrivano alla loro fermata. Per questo motivo si viene guardati malissimo se dovesse suonare il cellulare ad alto volume. Altri giocano al DS e molti altri leggono giornali o, più spesso, manga.
Molta gente in treno è munita di mascherine bianche. Tantissimi occidentali equivocano spesso il motivo di queste mascherine. Infatti si potrebbe pensare che servano per proteggersi dai microbi e dalle malattie nei posti pubblici. Alcune rare volte è vero, ma il vero motivo per cui vengono messe è per non diffondere i propri microbi e le proprie malattie. Già solo da questo si comprende l’immenso abisso tra le due mentalità orientale e occidentale..

Io e Marco siamo arrivati ad Akihabara intorno alle 8, e ci siamo trovati di fronte ad un paesaggio piuttosto vuoto. Infatti i negozi, soprattutto in quella zona, restano chiusi fino almeno alle 9.00 o alle 10.00, quando improvivsamente da vuota l’area diventa completamente animata.

Ci siamo quindi trovati a gironzolare nell’area di Akihabara, quasi deserta, mentre guardavamo i vari negozi chiusi..
Vista l’occasione mi sono anche fermato per fare una foto in una cabina telefonica (per fare una imitazione di Shinji di Neon Genesis Evangelion).

Continuando a girare siamo andati in uno dei pochi negozi aperti: lo Yodobashi, che è un grande magazzino di roba elettronica/informatica e videogiochi.

Dopo un veloce giro all’interno, dove abbiamo preso alcune cose, siamo tornati sulla via principale. Qui siamo entrati in alcune sale giochi e negozietti vari di manga e anime. Abbiamo passato diverso tempo a girare vari negozietti, poi man mano che avanzavamo iniziavano ad aprire un po’ tutti.

Siamo anche passati in una sala di pachinko che pareva avesse lo sponsor di Evangelion da tanti erano i poster, disegni e statue esposte agli ingressi. Ovviamente non si poteva evitare una foto.

Durante tutta la giornata abbiamo tentato di raggiungere il fantomatico “Tokyo anime center”, senza riuscirci. Io immaginando che ci potessero essere problemi, avevo guardato la posizione del palazzo il giorno prima. Nonostante questo non siamo riusciti a trovarlo. Doveva essere vicino alla stazione, eppure per quanto chiedessimo nessuno sapeva niente.

Per tutto il tempo rimanente che siamo stati ad Akihabara siamo stati in negozi e nelle varie strade interne.

Intorno alle 5-6 di pomeriggio ci siamo spostati verso Ueno, dove si trova un grande negozio con roba relativa a anime e manga.
Tra le tante cose sono stato colpito da una vetrinetta con una serie di riproduzioni di fucili e armi varie di famosi videogiochi e film.. c’era la SOCOM di Metal Gear Solid, la pistola di Lupin, il fucile di Full Metal Jacket.. Qui ho comprato una tazza di Evangelion e un poster. Al piano superiore c’erano tutta una serie di magliette,costumi, finte armi e altri accessori relativi a Naruto.

Tornati in Hotel, in serata tarda abbiamo fatto un giro a Shinjuku dopo aver mangiato ancora ramen in un locale in zona. Sempre in serata siamo saliti al 45° piano del nostro hotel, dove abbiamo fatto alcune foto.

Giorno 4 – Hakone, Monte Fuji, Kyoto

Il quarto giorno era previsto un transito ad Hakone, il monte Fuji e successivamente il viaggio per Kyoto.
La giornata è cominciata con un viaggio in pullman di circa un ora e mezza per arrivare nella zona del lago Ashi. Purtroppo la giornata era piuttosto umida e con bassa pressione, inoltre una leggera nebbia e pioggerellina sono scese mentre arrivavamo.

Ripreso il pullman siamo andati verso il lago Ashi, per una piccola crocera. Durante il viaggio in pullman siamo stati sconvolti da una performance della guida, che ha cantato una canzone napoletana (“funiculì funiculà”) in giapponese..

La crocera sul lago Ashi è stata abbastanza piacevole anche se il tempo non era ottimo.

Dopo un pranzo con cucina internazionale in un hotel vicino al lago Ashi ci siamo spostati verso la funivia che portava sulla cima del monte Komagatake, dove avremmo dovuto ammirare il monte Fuji. Purtroppo c’era ancora nebbia.

Poco dopo ci siamo spostati verso Hakone, dove Marco, Matteo e gli altri hanno preso delle maschere da power ranger fuori da un negozio… Per strada, con la scusa di fare foto con ragazze in divisa, abbiamo anche incontrato una ragazza giapponese che parlava benissimo italiano.

Poco dopo la guida ci ha portato in stazione, dove dovevamo prendere lo Shinkansen, il famoso “treno proiettile”, che raggiunge anche i 300 km/h

Intorno alle 8 di sera siamo arrivati a Kyoto (con questo viaggio di circa 2 ore). Dopo aver depositato i bagagli siamo andati alla ricerca di un ristorante di sushi.

Giorno 5 – Kyoto

Il giorno seguente abbiamo iniziato la visita di Kyoto con il tempio del padiglione d’oro, circondato da una sorta di parchetto..

La tappa successiva era il castello Nijo. Purtroppo all’interno non era permesso fare foto.

Poi siamo passati velocemente dal tempio Kiyomizu. Qui molti hanno preso una specie di oracolo: un biglietto estratto a sorte che prediceva qualcosa di buono o di cattivo.

A pranzo abbiamo mangiato ancora in un ristorante con sushi e altri piatti tipici. Il ristorante aveva anche un bellissimo giardino dove, ovviamente, non si poteva entrare con le scarpe ma solo con ciabatte predisposte fuori.

Dopo pranzo ci siamo avviati verso il santuario Heian.

Dopo il santuario la guida ci ha portato nel centro dell’artigianato di Kyoto, dove ho comprato alcuni suvenir.

In serata, dopo un bagno nella piscina dell’hotel, siamo andati a visitare la torre di Kyoto e poi abbiamo trovato una sala giochi dove divertirci un po’.

Giorno 6 – Nara e Kyoto

Dopo un veloce spostamento in bus a Nara siamo arrivati al tempio Todaiji, dove c’erano parecchi cervi.

Poco dopo ci siamo spostati al santuario Kasuga

Dopo la cena in un altro ristorante con piatti tradizionali (sempre con un bellissimo giardino), siamo tornati a Kyoto, dove la guida ci ha lasciato all’ International Manga Museum. In realtà siamo stati un po’ delusi da questo fantomatico “museo”. Ci aspettavamo chissà cosa, in realtà era solo una specie di biblioteca piena di manga, specialmente vecchi, e molta gente ferma a leggere. Ho giusto acquistato alcuni gadget e magliette nello shop all’uscita.

Usciti dal “museo” siamo tornati a piedi verso l’hotel.

In serata abbiamo cenato in un ristorante sotto la stazione, dove abbiamo mangiato dell’ottimo ramen. Dopo il ramen ci siamo fermati anche in un altro locale per un dolce.

Giorno 7 – Partenza

Il settimo giorno purtroppo c’è stata la partenza. Io sono partito alle 7.00 per andare verso l’aereoporto di Kyoto; Marco e Matteo sono tornati per altri due giorni al Keyo plaza di Tokyo e gli altri hanno proseguito il tour a Hiroshima.

Il viaggio di ritorno è stato leggermente più lungo dell’andata, comunque pienamente sopportabile. Dopo 14 ore di viaggio sono arrivato a Malpensa, dove erano appena le 9 di mattina..

Hydrogen + Oxigen Rocket

Luglio 26, 2009 di otacon22

Curiosando per la rete ho conosciuto un simpatico “sperimentatore” un po’ come me, che si chiama Ale152.
Dal suo sito www.wirgilio.it ho trovato un interessante PDF fatto da lui in cui  spiega in modo chiaro e semplice come realizzare un rudimentale razzo a idrogeno.

Avendo letto il tutto con interesse ho pensato bene di replicare l’esperimento.
Come tutti (o quasi) sappiamo, l’elettrolisi è un processo che permette la scissione degli elementi di idrogeno (H2) e ossigeno (O) a partire da una molecola di acqua (H2O) mediante l’uso di corrente elettrica.
Sapendo ciò si può utilizzare un barattolo in cui produrre idrogeno e ossigeno e poi accumularli assieme in una struttura mobile. Dopo, dando una scintilla, innescare uno scoppio e far muovere la parte mobile. Questo è il principio alla base del “razzo” pensato da Ale152.

Nonostante tutto ho dovuto fare diversi test prima di avere qualcosa di decentemente funzionante. Per prima cosa ho preso una bottiglietta di plastica con tappo in plastica (quelle della bibita “acquarius”) e ho applicato due fori sul fondo della bottiglietta, distanti circa 1 cm tra loro.
Dopo di ciò ho inserito in questi due buchi due chiodi di acciaio (purtroppo li avevo solo di acciaio ossidabile). I chiodi fungono da elettrodi per permettere l’elettrolisi, però il materiale degli elettrodi è molto importante, perchè ad esempio utilizzando elettrodi di ferro si finisce per consumarli completamente.
Dopo averli inseriti ho coperto i contorni dei buchi con della abbondante “colla a caldo”, per impermeabilizzare i punti bucati.
Una volta preparata la bottiglia per l’elettolisi resta però anche da fare altri 2 buchi, nel punto più alto possibile del collo della bottiglia, dove inserire due fili che si scalderanno o faranno la scintilla per l’innesco dello scoppio.
Io ho fatto un paio di buchi molto vicini con il trapano e ho infilato dentro 2 fili isolati abbastanza grandi. Ai capi dei  due ho messo un filamento di ferro, di modo che dando corrente a quei due fili con una batteria da 12V il filamento prenda fuoco e inneschi lo scoppio dell’idrogeno contenuto.
Poi ho preso il tappo della bottiglia e gli ho fatto un buco al centro. Sopra di esso ho poi incollato un cilindretto di plastica cavo all’interno e chiuso dall’altra estremità.
In questo modo l’elettrolisi produce idrogeno e ossigeno che si accumulano via via dentro il cilindro, fino a riempirlo. Al momento giusto si dà poi corrente al filamento per innescare l’esplosione del gas contenuto e quindi la partenza del cilindretto in stile razzo.
L’acqua da utilizzare è una delle cose forse più importanti: bisogna preparare a parte una quantità di acqua che riempia la bottiglietta in modo da immergere completamente gli elettrodi. Prima di metterla quest’acqua va resa satura di sale. Rendere l’acqua satura di sale significa aggiungere così tanto sale nell’acqua che non riesce più a sciogliersi.

Tutto questo sale serve perchè appunto l’elettrolisi è più veloce e produttiva in presenza di forte corrente (e non tensione), quindi per aumentare la corrente, per la legge di ohm, bisogna diminuire la resistenza. Per diminuire la resistenza dell’acqua serve quindi molto sale. È comunque sempre meglio abbondare, piuttosto che non avere la soluzione satura.

Dopo aver riempito la bottiglietta ho appoggiato sopra la torretta in modo da lasciarla svincolata. Per alimentare l’elettrolisi ho usato un trasformatore VARIAC regolabile 0-250V a 12A. L’ho acceso a circa 20-25 volt e ho fatto l’elettrolisi per circa 2 minuti. Scaduto il tempo ho interrotto la corrente e ho acceso il filamento con una batteria al piombo. È seguito un boato e una luce abbagliante, accompagnate dal razzo che si è alzato fino a colpire una grata che c’era e tornare verso terra.

Un interessante esperimento, che comunque resta molto pericoloso e da non imitare senza le conoscenze tecniche.

Di seguito un filmato che ho pubblicato su YouTube dell’esperimento:

Viaggio in Giappone 2009

Luglio 24, 2009 di otacon22

Dopo varie ipotesi ho infine deciso di fare un viaggio in Giappone nel mese di Agosto.
Ho prenotato un viaggio organizzato con guida in italiano dal 2 al 12 Agosto con l’agenzia Magistral.
Il tour consiste nella visita di alcune delle principali città giapponesi e dei luoghi più caratteristici.
Le tappe saranno Tokyo, Kyoto, Nara, Hiroshima, Miyajima e Osaka.

Ad ogni modo attendo ancora conferma della disponibilità. In caso affermativo mi propongo di fare tante foto e pubblicarle giorno per giorno sul blog!

Seconda prova dell’esame di stato 2009 PNI, alcuni quesiti

Giugno 26, 2009 di otacon22

Stamattina ho dovuto affrontare la seconda prova dell’ esame di stato. Non è ben chiaro come identificare il tema d’esame che abbiamo fatto, perchè ufficialmente dovrebbe essere quello del liceo scientifico piano nazionale informatica a indirizzo matematico-naturalistico.
Sulla scheda c’era un codice d’esame che iniziava per X, mentre se si cerca su internet le soluzioni si trovano solo del tema d’esame Y557, che è quello PNI normale. Quest’ultimo appare però diverso dal nostro.
I nostri quesiti sono corrispondenti a quelli del tema d’esame Y557, che potete trovare qui

Nei quesiti che ho svolto io c’erano:

Quesito 1:

Si richiede la dimostrazione di un integrale:
integrale da -b a b di |x-a| che risulta a²+b²
È necessario quindi considerare i due casi del modulo: se quello  che c’è dentro è positivo (e quindi resta uguale) oppure è negativo (e allora il modulo lo fa diventare positivo)
inoltre bisogna considerare che si sta facendo l’integrale di una funzione sempre positiva (quindi l’integrale corrisponde all’area)
Dato che “spacchiamo” il modulo nei 2 casi, dovremo fare 2 integrali e poi sommarli tra loro.

  • Se x-a>0 allora x>a, quindi la funzione resta uguale e togliamo le sbarrette del modulo e si mettono le parentesi, cioè risolviamo
    integrale da a a b di (x-a) ; che risulta (ax-x^2/2) da a a b
  • Se x-a<0 allora x<a, quindi la funzione viene cambiata e diventa da (x-a) a (a-x); e risolviamo
    integrale da -b ad a di (a-x); che risulta (x^2/2-ax) da -b ad a

Sommando infine i due risultati tra loro  si ottiene a^2-a^2-(-ab-b^2/2)+b^2/2-ab-(a^2-a^2) e quindi appunto a²+b²

Quesito 8:

Alla festa di compleanno di Anna l’età media dei partecipanti è di 22 anni. Se l’età media degli uomini è 26 anni e quella delle donne è 19, qual è il rapporto tra il numero degli uomini e quello delle donne?

Per prima cosa scriviamo i  dati tenendo conto della formula della media M=(X1+X2+X3+X4+X5….+Xn)/n
indichiamo la somma delle età di tutti gli uomini con S1, mentre la somma delle età di tutte le donne con S2.
indichiamo il numero degli uomini con x e il numero delle donne con y

  • L’età media di tutti è data da (S1+S2)/(x+y) = 22
  • Sappiamo inoltre che S1/x = 26
  • e anche S2/y = 19

Dalle ultime due condizioni ricaviamo che S1 = 26x  ed  S2 = 19y
riportandole nella media generale otteniamo (26x+19y)/(x+y) = 22
si porta poi il  22 a sinistra e si fa il denominatore comune, ottenendo:
26x+19y-22x-22y=0 (il denominatore è sempre positivo e si può eliminare)
quindi 4x-3y=0 e quindi (x/y) = 3/4

Quesito 7:

Era una semplice identità utilizzando i coefficienti binomiali. Il trucco per risolvere queste è ricordarsi che x! = x*(x-1)! oppure x!=x*(x-1)*(x-2)! etc
Per la risoluzione si rimanda alle soluzione a pagina 2 di questo file

Quesito 5:

Si considerino le seguenti espressioni:
0/0 ; 1/0 ; 0/1 ; 0^0
A quali di esse è possibile attribuire un valore numerico? Si motivi la risposta.

Ovviamente solo 0/1 è un valore esistente pari a 0,
0/0 è una forma indeterminata perchè infatti se si considera 0/0 = x cioè 0=0*x si nota che si ottiene 0 per qualunque numero, quindi il risultato è indeterminato.
1/0 è una forma impossibile perchè infatti 1=0*x non esiste nessun numero che moltiplicato per 0 fa ottenere 1
0^0 è anch’essa una forma non definita perchè le regole delle potenze stabiliscono che n^0 = 1 con n diverso da 0, altrimenti 0^0 dovrebbe fare 1, che non è possibile.

Quesito 3:

Una moneta da 2 euro (il suo diametro è 25,75 mm) viene lanciata su un pavimento ricoperto con mattonelle quadrate di lato 10 cm. Quale è la probabilità che la moneta vada a finire internamente ad una mattonella? (cioè non tagli i lati dei quadrati)

La probabilità in casi  come questo è data dal rapporto tra 2 aree, l’area cosiddetta “favorevole” e quella totale.
Perché la moneta non tocchi il lato della mattonella il suo centro deve cadere in un punto la cui distanza dal lato sia minore del raggio; cioè all’interno di un quadrato che ha lo stesso centro e i lati paralleli alla mattonella ed uguali al lato meno il doppio del raggio della moneta.
La probabilità è quindi data dal rapporto tra le aree dei due quadrati
(10-2,575)^2/(10^2)  = 0,55 cioè il 55%

Purtroppo io ho sbagliato l’area da considerare nell’esame, comunque il procedimento è questo.

Tesina: “Reti neurali artificiali”

Giugno 12, 2009 di otacon22

In occasione della fine della scuola ho consegnato il mio lavoro multidisciplinare (meglio conosciuto come “tesina”) sulle reti neurali artificiali.
Ho tentato di fare una introduzione abbastanza discorsiva, poi ho presentato ciò che è più importante riguardo al sistema nervoso (con riferimenti a quello umano) e infine ho presentato la vera e propria trattazione matematica con anche un esempio applicativo.
Resta comunque un lavoro di carattere matematico-naturalistico scritto in modo divulgativo, non può considerarsi un manuale o una guida per imparare a creare e utilizzare bene le reti neurali, ma solo uno spunto per comprendere le idee che ne stanno alla base.

Per dirne una: il neurone bias non l’ho spiegato bene, in realtà se poi uno si deve mettere effettivamente a fare un programma potrebbe trovarsi in difficoltà a capire come posizionarlo e che valore dargli…

Proprio per questo ho pensato di pianificare una futura pubblicazione qui di un’ altra versione della tesina, rifatta “per programmatori”, arricchita di dettagli tecnici che non avrei potuto mettere nell’originale a causa del poco tempo a disposizione per esporla.

Inoltre spero di trovare tempo nell’estate per preparare anche un futuro talk magari per l’ESC riguardo alle reti neurali artificiali…

E dopo tutta questa solfa apparentemente inutile ecco a voi il link del file pdf della tesina

PyCon Tre

Maggio 28, 2009 di otacon22

Temevate forse di non avere un feedback seppur minimo del pycon Tre svoltosi dall’8 al 10 Maggio 2009?! Vi sbagliavate!
Un giudizio complessivo? Non male, anche se quasi un po’ ripetitivo rispetto all’ anno scorso.
Come sempre voglio ribadire il fatto che ormai queste conferenze, che dovrebbero essere dedicate ad un linguaggio di programmazione stanno diventando più che altro solo un pretesto per incontrarsi e sentir parlare personaggi importanti.
“Ma perché dici questo?” starete dicendo, però a mio parere è così: sia l’anno scorso che quest’anno si è andati verso una direzione di cercare di puntare sempre di più sugli aspetti web. A mio parere questa conferenza dovrebbe cambiare in nome da “PyCon” a “PyWeb”; dato che tantissime cose mostrate hanno solo risvolti web.
L’anno scorso era la volta di Django e alcune anticipazioni di Google app engine, quest’anno è stato rimarcato Google app engine ancora di più; anche per la presenza di Guido Van Rossum (creatore e leader di python).

Il primo giorno, Venerdì 8 Maggio sono arrivato con |Wolf| (aka. Ezio Melotti) a Firenze, dove siamo stati ospitati per i tre giorni della conferenza da un nostro amico: Rev. Guido Van Rossum ha tenuto un talk per gran parte del primo giorno in cui ha parlato delle novità introdotte in Python 3.0 , chiarendo a tutti (e incredibilmente anche a me) le idee riguardo a come stanno procedendo gli sviluppi delle varie versioni dell’ interprete python. Per farla breve si sta sviluppando Python 3.0 anche se in parallelo si lavora ancora sul 2.6 . Python 3.0 ha tantissime novità anche in sintassi, nomi di librerie, utilizzo di stringhe di byte, unicode e tante altre cose. Tutto ciò la rendono incompatibile alle versioni precedenti, cioè python 3.0 non è completamente retrocompatibile . Questa affermazione già da tempo mi ha fatto rizzare i capelli: ho sempre amato python per la sua semplicità, per la sua possibilità di fare la stessa cosa in tanti modi diversi senza essere legato per forza a uno schema di sintassi fisso.
Alla fine ho capito che la cosa va accettata: è necessario uno sviluppo della piattaforma python in modo sensibile ed è necessario farlo con una svolta di pagina decisiva.

Dopo Guido ha parlato Alex Martelli, ormai stra conosciuto da tutti i partecipanti del pycon. Nonostante |wolf| e altri abbiano detto che il suo talk è stato “campato per aria” come discorso io lo ho trovato molto interessante. Quello che martelli ha voluto spiegare a noi programmatori è che python, come molte altre cose è una astrazione, un codice che non significa nulla, che viene poi ripreso dalla macchina che si basa su vari strati, vari livelli di tecnologia. Da bravo ingegnere elettronico ha mostrato come passando dagli atomi, ai transistor e alle porte logiche ed arrivando ad un linguaggio interpretato sia necessario conoscere gli strati di astrazione precedenti. È un discorso un po’ filosofico, ma vuole semplicemente spiegare in modo logico che è necessario quando si lavora su qualcosa in campo informatico conoscere almeno 2 o 3 livelli di astrazione sotto quello su cui si lavora. In termini pratici significa che se stai programmando in python dovresti sapere qualcosa su come gira python con C (e quindi sapere qualcosa di come funziona C) e dove gira C (ovvero il sistema operativo e la sua struttura) e nel caso potrebbe anche essere necessario conoscere assembler.
Come ha cercato di spiegare infatti non si può lavorare su pure astrazioni (come l’idea astratta di “codice”) senza conoscere quello che ci sta dietro.
Oltre a questo discorso informatico-filosofico ha parlato anche di vari esempi pratici con python, facendomi scoprire cos’è il cosiddetto monkey-patching

In serata c’era la PyFiorentina, a cui però Io,|Wolf|,tyrion,Rev e patrick abbiamo deciso di non partecipare dopo essere entrati nel ristorante. L’idea di base della PyFiorentina sarebbe che noi programmatori ci ritroviamo in un clima più sereno di quello della conferenza per poter discutere con calma e conoscere altre persone. L’anno scorso è stato un po’ così, anche se alla fine abbiamo parlato solo con quelli del nostro tavolo che si sono seduti per mancanza di posti.
Quest’anno siamo arrivati noi 5 e ci siamo piazzati su un tavolo; le altre persone si sono messe però anche in altre sale e nel casino del ristorante ci siamo ritrovati soli con in mano un menu con solo 2 pizze surgelate e altra roba tipo fiorentina (la nostra idea non era quella di prendere la fiorentina). Essendoci quindi trovati da soli e senza tanto interesse per stare in quel posto costoso e chiassoso abbiamo deciso di fugarcela con cautela e cercare un altro ristorante/pizzeria dove poi abbiamo mangiato.
Questa è di certo una critica pronta per gli organizzatori del PyCon: non si può fare una cena della conferenza e lasciare tutti in tavoli piccoli separati. Dato che l’organizzazione non manca si poteva benissimo scegliere un altro ristorante più spazioso ed organizzare tavolate più ampie.

Il secondo giorno, Sabato 9 Maggio, il nostro gruppetto si è diviso per poter guardare ognuno i talk che gli interessavano: io ho seguito per primo il talk su “La geometria interattiva con Python e pyig“, che mi era stato segnalato da tyrion che aveva collaborato con l’autore. In sostanza l’autore è un insegnante di matematica di un liceo scientifico, che insegna la geometria anche con l’utilizzo dell’ informatica e la programmazione: cioè con python. Ha realizzato una libreria semplice da utilizzare per questo scopo e ha mostrato vari esempi di applicazione.

Dopo ho seguito Erlang + Python, l’unione di due mondi, che parlava di un altro linguaggio interpretato chiamato Erlang, molto particolare. Ho seguito questo talk anche perché conosco il relatore: Lawrence Oluyede.

Dopo il coffe break ho seguito il talk su OpenGL, che però mi ha lasciato un po’ sconsolato: pensavo di aver capito qualcosa e ho perso tutte le mie certezze. Inoltre sapevo che OpenGL era scomodissimo e ne ho avuta la prova. Io ho iniziato a smanettare su OpenGL e quella roba là quando volevo fare un videogioco 3d: SteelWarPy. Panda3d è venuto in mio supporto, un’ottima libreria 3d, molto meglio di qualunque roba tipo OpenGL, che resta solo una libreria piena di funzioni, utilizzabile per lavori semplicissimi in 3d, non certo per fare un videogioco.

“Tecniche di scraping in python”, talk successivo che ho seguito è stato forse uno dei pochi che mi ha veramente interessato: il relatore ha mostrato al pubblico varie librerie e metodi veramente interessanti per estrapolare contenuti dalle pagine web o compilare in automatico form html, problema che mi sono spesso posto. Si è ovviamente parlato di Beautiful Soup e urllib & co.

“Easy AI with Python” era uno dei talk che veramente aspettavo di sentire, soprattutto per curiosità. Curiosità sicuramente legata al fatto che sto facendo la tesi sulle reti neurali. Pare che le mie opinioni siano sempre “[::-1]” (inverse) di quelle di |Wolf|, perchè anche in questo caso lui sostiene che sia stato un talk chiaro e semplice, mentre io ho capito  ben poco.  Hettinger, il famoso relatore che ha tenuto il talk, ha parlato dell’ utilizzo di python per l’intelligenza artificiale, ma si è parlato principalmente di intelligenza artificiale simbolista un unico accenno di intelligenza artificiale connessionista è stato fatto parlando di un database e la possibilità di introdurre un neurone per ciascuna categoria, e di collegare vari neuroni tra di loro per scoprire relazioni particolari in un database. Questo metodo è comunque al limite con un paradigma simbolista: si è presentata una rete “neurale” se così possiamo definirla, collegata in modo molto particolare; differente dal classico grafo diretto aciclico, e del tutto priva di un algoritmo di apprendimento anche lontanamente simile a quello di retro-propagazione. L’unica cosa che fa definire quel metodo “neurale” è forse l’utilizzo di una formula di attivazione (che però non sono riuscito a scorgere durante il veloce passare delle slide).
Oltretutto io sono piuttosto informato sulle reti neurali, anche se non sò tantissime cose, però la maggior parte delle persone durante la conferenza non sò cosa ci abbiano capito su quello.

Poi ho seguito il talk che ha tenuto |Wolf| su unicode per capirci finalmente qualcosa: “Unicode e Python 3″

Il talk fine giornata di Guido non lo ho molto seguito, sia per lo scarso interesse sull’ argomento, sia perchè continuavo a fare schemi per tentare di capire come funzionassero le reti neurali “particolari” presentate prima da Hettinger.

Di domenica 10 Maggio mi ha interessato principalmente “Automazione industriale e python”, praticamente uno dei pochi talk per cui dovevo essere per forza presente al PyCon. Si è parlato del controllo di macchine a controllo numerico e PLC. Si è parlato anche dell’ utilizzo di python in real-time, per applicazioni pratiche di elettronica e altro. Il tutto mi ha ovviamente molto interessato per i miei esperimenti di robotica.

Purtroppo volevo seguire anche “GUI for Rehabilitation Robotics” giusto per curiosità, però ho dovuto lasciare il PyCon per recarmi in stazione dopo l’ultimo coffee break.

Da sinistra a destra in nickname: |Wolf|,Rev,tyrion-mx,Patrick91,Io

Da sinistra a destra in nickname: |Wolf|,Rev,tyrion-mx,Patrick91,Io

Sistema di rilevamento battito mani & altri rumori

Maggio 1, 2009 di otacon22

Poco tempo dopo aver realizzato il sistema per controllare le varie luci della taverna dal pc ho pensato: “eh, ma poi il vantaggio dove stà se per controllarle da altrove devo andare al pc?”
Eh in effetti è vero, comunque non è stato certo inutile fare questo lavoro, perchè mi ha permesso di portare varie “periferiche” esterne in un unico controllo che sò gestire bene.
Allora ho subito pensato a un interruttore battimani. Dopo aver visto su www.grix.it alcuni esempi di circuiti, e dopo aver considerato varie possibilità di acquisto dei cosiddetti “relè fonici” ho visto che poteva essere più semplice costruirselo da sè.
Ah, per chi non lo sapesse un relè fonico è un dispositivo che chiude un circuito elettrico quando rileva un certo suono, tipo un battito di mani; di modo da poter controllare luci e altro.
Avevo anche considerato la possibilità di fare un programma che lo facesse tramite il microfono del pc; ma è poco sensibile e poi avrebbe solo dato problemi di server audio etc..
Insomma alla fine ho trovato questo circuito su una rivista (mi è stato passato da ulisse):
schema0011

Io però al posto del microfono piezoelettrico ho utilizzato un microfono direzionale già pronto collegando la massa del microfono a quella del circuito e l’uscita audio nella base di TR1 e ho tolto la resistenza R1 e il condensatore C2. Successivamente al posto del relè in uscita ho collegato il pin CTS della seriale, cioè un pin di input digitale, e ho messo in comune la massa del circuito con quella della seriale. Poi ho fatto un piccolo programma client che legge i dati dalla seriale( True o False). Il circuito funziona in questo modo: dopo aver regolato i trimmer accendendo esce 0, mentre battendo le mani o facendo altri suoni che rientrano in una certa banda di frequenze si attiva e inizia a uscire 1 al posto di 0, fino a quando non viene ripetuto nuovamente un altro suono che riporta l’uscita a 0.
In questo modo ho potuto fare un programma che legge i vari 1 e 0 che arrivano e fa una sorta di mappa/matrice in funzione del tempo tipo:
In un lasso di tempo di 0,4 secondi se lo stato passa da 0 a 1 o da 1 a 0 il mio programma segna che è successo qualcosa, ovvero 1, altrimenti se non succede niente segna 0. Dunque il mio programma divide il tempo in modo discreto a unità di 0,4 secondi l’una. Se io batto le mani, poi attendo e le batto un’altra volta il mio programma riceverà questa sequenza:
[0,0,0,0, 0, 0,1, 0, 1] dove gli 0 prima sono il silenzio precedente al primo battito
questa “mappa” è infinita come lunghezza di registrazione, anche se in realtà quando supera una certa lunghezza inizio a tagliare i valori + vecchi.

Il vantaggio di non aver usato il relè etc è che ora posso preparare il programma per rispondere a varie combinazioni. Come si vedrà nel video di seguito ho infatti programmato per accendere 2 luci a un doppio battito di mani. Questo perchè il circuito spesso si attiva anche chiudendo porte, starnutendo  etc, quindi così è + sicuro..

Progressi nel sistema di controllo luci da remoto

Febbraio 28, 2009 di otacon22

Nel tempo che mi è rimasto libero ho fatto qualche piccolo aggiustamento al server per il controllo delle luci e ho scritto un client in python usando le gtk per il controllo delle luci via internet, con possibilità di impostare una temporizzazione per la accensione e funzionamento in multiclient.
Per gli smanettoni che vogliono provare  il codice del server e del client lo trovate qua
Ho fatto anche per questo un piccolo video:

C’è purtroppo ancora un bug nel programma client: se vi scollegate e vi ricollegate non funzionerà, dovrete ritentare una seconda volta, appena ho tempo correggo..

Controllo luci di casa da rete e da pc

Febbraio 16, 2009 di otacon22

Qualche settimana fa, preso completamente da questa ossessione della domotica, mi sono messo a progettare un sistemino per il controllo delle luci dal pc. L’idea era molto semplice: iniziare a controllare 2 luci della taverna tramite un programma.
L’impianto della mia taverna si compone di 2 luci collegate alla corrente tramite canaline che vanno agli interruttori e in una scatola di derivazione principale.
Ogni luce con 2 bottoni (come ogni bravo elettricista sa) è collegata tramite 2 deviatori. Un deviatore è un tipo di interruttore con 3 pin: quello centrale è collegato a uno dei 2 a seconda della posizione del bottone. Dunque la lampadina è collegata direttamente a uno dei 2 fili della 220V(ammettiamo la fase), mentre l’altro si collega all’altro capo della 220V(ammettiamo il neutro) tramite gli interruttori in questo modo: il neutro entra nel pin comune di uno  dei 2 deviatori, mentre gli altri due pin del deviatore vengono collegati direttamente agli altri 2 pin non comuni di un secondo deviatore. Il pin comune di questo secondo deviatore si collega invece alla lampadina. In tale modo quando si modifica lo stato di uno dei 2 deviatori cambia anche lo stato della luce, sia che sia accesa o spenta.
Per “inserirmi” con il controllo dal pc dovevo mettere ovviamente un relè. Questo relè doveva fungere come se fosse un terzo bottone nascosto. Come sanno bene gli elettricisti (e non gli elettronici :) ), per mettere un terzo bottone bisogna inserirlo tra i 2 deviatori, collegando appunto un invertitore: l’invertitore riceve i 2 fili dei pin non comuni di uno dei 2 deviatori e rimanda altri 2 fili ai pin non comuni dell’ altro deviatore; quando viene premuto l’invertitore esso come suggerisce la parola “inverte” i cavi in ingresso, rimandando la corrente in modo invertito. Spero di essere + chiaro con un disegno che metterò di seguito.
Dunque ho preso un relè di quelli da 12V che reggono la 220V a 3A circa. Ho trasformato il relè in un invertitore, per metterlo come se fosse un terzo bottone della luce ma nascosto..
Il relè era a 2 scambi , per un totale di 6 pin. Cioè ci sono 3 pin di cui uno centrale riceve la corrente da uno dei 2 laterali a seconda che il relè sia acceso o meno, e poi altri 3 pin che fanno la stessa cosa ma in modo del tutto indipendente. Ho quindi collegato come in figura che segue.
Dopo questo casino( solo a leggerlo, poi è facile ) sono riuscito a controllare la luce accendendo o spegnendo il relè come se fosse un normale bottone.
Ora c’era il tipico problema dei fili che devono arrivare al pc.
Ho fatto così: ho aperto la scatola di derivazione dopo aver tolto corrente e anche ho aperto tutte le sctole degli interruttori in questione. Ho iniziato a tirare fili dalla scatola di derivazione, fino a trovare quelli che corrispondevano alle prese. Ho trovato da dove partivano i fili che dalla scatola di derivazione andavano a ogni deviatore. Ho tagliato questi fili e ci ho messo come detto prima: mettendo come in serie  a questi 4 fili il relè.
Dopo aver ripetuto la stessa procedura con l’altra luce ho comprato un cavo schermato contenente 7 cavetti rigidi. Dopo aver sudato e versato sangue(non metaforicamente) per spingere il filo nelle canaline della corrente sono riuscito a far arrivare questo cavo fino alla presa dove arriva la corrente al mio pc. Da lì ho condotto il cavo in una scatolina dove ho allestito la scheda di controllo dei relè. Ho collegato i relè nella scatola di derivazione al cavo che andava al pc e ho messo nella scatola di controllo dei relè alcuni transistor con relative resistenze, collegati poi a un trasformatore per alimentare il tutto. Il principio è semplice: il pc manda una sequenza di 8 bit in parallelo a questa scatola, dove i transistor amplificano la corrente della parallela con il trasformatore e mandano corrente ai relè, che scattando cambiano lo stato della luce da accesa a spenta o viceversa.

Per il software ho creato un server con i socket tcp di python e lo ho interfacciato alla parallela con pyparallel. Ho aggiunto un sistema di parsing dei dati ricevuti , un file di configurazione, un controllo ip e una password. Finito il tutto ho fatto un video e mi sono divertito con Biohazard e Winstar che mi accendevano le luci da remoto :)
Spero di collegare altro!

Video:

Schema:

Schema approssimativo

Schema approssimativo

PyCon Tre

Gennaio 30, 2009 di otacon22

Salve a tutti.
Pare che come l’anno scorso, con molto anticipo, si conosce già la data del prossimo pycon. Verrà fatto ancora Firenze pare nello stesso posto dell’ altra volta, 8-9-10 Maggio 2009..
Quest’ anno la presenza importante sarà Guido Van Rossum, creatore del linguaggio Python,  che verrà quasi per “benedire” la conferenza..

Inizialmente pensavo di proporre un talk, ma mi sono reso conto di essere senza materiale che possa esporre.. spero almeno quest’anno di fare qualche intervento serio e di parlare in un lighting talk..
In realtà pensavo di cogliere l’occasione per mostrare i miei interessi in campo di robotica economica applicata portando una fonera 2.0(il nuovo modello con 2 ethernet e anche l’usb) collegata via usb a una webcam e via seriale a un driver per pilotare i motori di una macchina su cui la alloggerò. Insomma, una cosa molto semplice, niente a che vedere con tixo, però voglio mostrare quello su cui lavoro in modo semplice e diretto per far interessare anche altre persone a questo  campo dell’ utilizzo di python.
Avendo l’idea di utilizzare una macchinina già pronta i problemi tecnici dal punto di vista meccanico dovrebbero essere abbastanza superati, potrei avere giusto qualche problema per il fatto che non sò esattamente a quanti volts vada la nuova fonera e quanti ampere consuma. In ogni caso dovrò vedere di trovare il posto di aggiungere una batteria aggiuntiva.

Quest’anno dovrebbe circa essere come l’anno scorso, con il solito B&B con tyrion-mx e patrick91. Potrebbe esserci anche il mitico |Wolf|, hacker compaesano mio scappato all’ estero, che tornerà in Italia per l’occasione; l’organizzazione resta ancora da fare comunque. Nel frattempo ho sospeso qualche progetto(oscilloscopio USB e theremin fatto in casa) per dedicarmi a questa cosa della fonera che vorrei tenere lì pronta al più presto.

Ah, la mia tesina prosegue: la parte di scienze è praticamente scritta, anche se mancano molte immagini il mio supervisore tecnico (Professore Timolati) sostiene che è tutto ok.